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Le cose non vanno mai come credi......so take a look at yourself, and then make a change!
October 26 Il VentoC’è qualcosa nell’aria che respiriamo, qualcosa che, sebbene spesso ignorato, ci fornisce informazioni. O almeno ci prova. Spetta a noi, una volta messo il naso fuori di casa o anche solo dal letto, l’aprire i sensi e riceverle, sturare bene tutti i canali del nostro comprendonio e correre incontro a ciò che il vento ci soffia. Il Vento, che sia esso un caldo e avvolgente scirocco d’Africa o una fresca e frizzante brezza di scogliere lontane verso nord; e non si creda di poter in qualche modo evitare di farne la conoscenza soltanto perché al chiuso di un ufficio, di un appartamento, di un qualsivoglia edificio. Chiudiamoci pure dietro cento porte: udiremo non troppo lontano il lieve sibilo di uno spiffero ribelle in cerca. In cerca di cosa? Probabilmente di noi. Ma anche se smettesse di scompigliarci i capelli, se noi stessi smettessimo di sentirlo sulla pelle, ciò significherebbe tutt’altro che il suo cessare. Esso non soltanto spinge via le nuvole nel cielo in un carosello sempre nuovo di immagini, non soltanto riempie le quadre e le latine nelle imbarcazioni col suo soffio possente, è molto più di ciò che libra nell’aria una busta vuota in American Beauty. Il vento è vita, un pulviscolo di tutto e di niente che spira liberamente da ogni angolo e in ogni angolo del reale, spingendosi finanche in fondo alle nostre menti, nei nostri sogni, poiché nel momento in cui sono creati entrano anch’essi a far parte, almeno per una notte, della nostra personalissima realtà, architetture oniriche di puro pensiero e soffio vitale: in una parola sola di vento.
Aspettare? Perché dovremmo? Apriamo una finestra nel nostro io e lasciamo che il vento gonfi i nostri pensieri. Giusto il tempo di dimenticare ciò che è stato, affinchè esso ci renda intimamente partecipi di una più estesa realtà, di una più affascinante verità. July 05 Il sensoA volte senza nessuno accanto si perde di vista il senso.
Di cosa, dirai.
Ti risponderò di tutto ciò che richieda di mettersi in gioco: poichè, in fondo, si sente di aver già perso almeno una partita. May 27 SchiaviAccidia Avarizia Gola
Superbia Lussuria
Ira Invidia
Cosa si prova ad essere schiavi dei propri sentimenti? Un volgare carosello di emozioni contraddistingue la realtà che istante per istante viviamo: schiavitù. Schiavitù da noi stessi, dalle nostre paure, dai nostri rimorsi. Talvolta dai nostri errori, ma raramente Signora Superbia, dall'alto della sua alterigia, ci concede il privilegio di goderne, riconoscendo le nostre mancanze. Sono loro, queste sette ammalianti esacerbazioni dell'intelletto umano, che tengono le redini delle nostre azioni; loro le ragioni più intime di alcuni tra i nostri più inspiegabili comportamenti. Mai la felicità è pura, limpida, integra senza che una di loro accorra per screziarne la superficie; un graffio stridente che riporta le sensazioni di tutti i giorni sul sordido piano terreno. L'accidia genera impotenza, e dall'impotenza prende luce il servilismo: ci ritroviamo senza neanche accorgercene ad invidiare chi crediamo stia meglio di noi, ad elemosinare attimi di felicità perduta da chi, sprezzante nella sua superbia, getta un obolo e scappa, incurante dei patemi altrui. Confinati nell'avarizia tentiamo la strada della ricchezza, che sia di denaro, carni od ideali: la cupidigia si spinge oltre ogni aspettativa, siamo capaci di ogni cosa. Il sesso è ciò che più ci soddisfa: una mano calda accarezza i nostri sensi, e nulla vale se poco dopo questa stessa accoglierà tra le sue avide dita parte del frutto della nostra avarizia. Nell'ira ci struggiamo, meschina conseguenza di invidie, gelosie ed altre forti passioni. Il cibo ci seda, ci nutre o ci disgusta, scivoliamo nel disagio.
Siamo uomini, spazzatura cosmica. Non conosciamo il senso della vita, nè se essa ne possieda uno. Conserviamo tutti i nostri vizi, ma evitiamo, quando possiamo, di sbranare chi come noi è vittima dei suoi stessi sentimenti.
Per cena basta meno. May 18 Zitelloni alla riscossa.Cosa succede al mondo? Chi si è prepotentemente arrogato il diritto di cambiare le dinamiche sociali? Ma soprattutto, quando è successo?? Probabilmente non nottetempo. E' qualcosa che va avanti da tanto, lento ed inesorabile, qualcosa che trama alle spalle di NOI poveri (ma perchè mai poveri) single, qualcosa di ripugnante che si impadronisce delle nostre menti allo scopo di far estinguere la specie. Ma che nessuno si preoccupi! Ci pensiamo già noi a far estinguer la specie! Noi e i gay che, per uno strano gioco di incastri, non posson figliare neanche loro.
La televisione è il mezzo prediletto per il PiGAMS, c'est a dire Piano Generale per l'Alienazione Mentale dei Single: tutto, dalle pubblicità ai telefilm, propina agli innocenti occhi dei telespettatori una realtà interamente costruita da coppie scintillanti, matrimoni da favola, o relazioni che nel frantumarsi ne creano altre due meravigliosamente più meravigliose della precedente!
Ma dico scherziamo?? Va bene che l'esperienza popolare insegna, ma credo che il detto sia un cincinin differente da una coppia felice al giorno toglie il sigle di torno. No che non lo toglie! Al massimo si taglia le vene, il sigle, e restano pur sempre i resti biologici esanimi lì spaparanzati sul divano. E quelli chi li toglie?
Sarà che soffriamo tutti della sindrome di Bridget Jones. Ben inteso, tutti noi single. Temiamo di ritrovarci tra qualche anno soli, brutti e grassi mezzi divorati dai cani alsaziani. Deceduti da tre settimane dentro i nostri monolocali, con il solo olezzo di morte a dar segno di noi. Non un compagno/a, non un affetto. Un barattolino di psico farmaci riverso per terra.
E intanto la televisione, noncurante del dramma sociale che lentamente si consuma, continua a trasmettere le improbabili avventure all'acquaio del signor Montrucchio e signora; per non parlare degli interminabili drammi telefilmici circa la veridicità e la purezza del proprio amore (ovviamente ricambiatissimo). Ma chi scrive le trame? Evidentemente gli stessi imbrattapagine dei romanzetti della Harmony.
Io ho deciso. Mi trovo un diversivo e non ci penso più: faccio la maglia, proprio come Meredith di Grey's Anatomy. Anche lei poverina è così sola ed indifesa; almeno finchè non trova il suo McVet. Hai capito i dottorini...E noi che ci riflettiamo pure su! April 27 Goodnight my dear someoneTurn the light off, whisper your sins,
whisper the way in which you'd cover me up;
touchin' my body'll rest your thirsty hands,
I'll be your water what can you desire more?
Start to break loneliness, start to be mine,
spend a night falling in love with your pleasure.
Reveal all my secrets, you'll have hints and clues,
then let me to give you what you wish from times.
Maybe love's not truth but sure that's not false;
dream with me a little, let's caress our world
made of not counsciouness, made of ourselves.
Goodnight my dear someone who zoom me from somewhere;
cause I'll belong to you, won't I? Is that true??
Goodnight my dear someone, I'll keep waitin' for...
_______________________________________________
Spegni la luce, sussurra i tuoi peccati,
sussurra il modo in cui mi copriresti;
toccarmi riposa le tue mani assetate,
sarò la tua acqua, cosa puoi volere di più?
Fuggi la solitudine, inizia ad esser mia,
passa una notte amando il tuo piacere.
Scopri i miei segreti, avrai tutti gli indizi,
poi fai ch'io ti doni ciò che da tempo aspettavi.
Forse l'amore non è verità, ma questo di certo falso non è;
sogna un pò con me, sfioriamo il nostro mondo
fatto di non consapevolezza, fatto di noi stessi.
Buona notte mio qualcuno che mi osservi da non so dove
perchè io sarò tuo, è così? Non è vero??
Buona notte mio qualcuno, io continuerò ad aspettare... April 24 La braceErano anni ormai che la brace
stagnava tiepida in pensieri ardenti:
d'un tratto un guizzo poi un soffio
gelido e un'altro guizzo.
Arrivò il vento e spazzò via tutto.
Che n'era ora di quella brace? February 24 Il ricordo del ventoIl ricordo di un amore lascia in bocca il sale, ed arriva dritto al cuore senza nemmeno avvisare. Il ricordo di un amore che è stato, di un amore indistinto, opaco intermezzo tra i mille pensieri, tra il consueto di tutti i giorni, che pur non notando quasi più, ci sfinisce. E questa coltre fitta e sempre più confusa prende talvolta la forma di un pensiero felice, più spesso di un presagio triste, avvolgente e fastidioso come l'umidità d'estate. Inspiegabilmente il vento della passione quasi sempre ci porta a compiere azioni che ricorderemo negli anni come stupide, magari nel senso di banali, oppure nel senso di autolesioniste e inconcludenti. Compriamo scatole di cioccolata pregiata, fiori rossi e gonfi di passione, regali costosi; ci modifichiamo, tanto nel carattere quanto nell'aspetto, ci rendiamo ridicoli per il mondo intero ma amabili per quell'unica persona che in quel momento ci interessa; andiamo in palestra, dal parrucchiere, in farmacia...
Poi d'un tratto svanisce. Lo Zsa zsa zsu. Forse svanisce soltanto da un lato, ma a soffrire si è sempre in due. Passano i giorni e passano i mesi, non importa se in solitudine o in compagnia, ma prima o poi tornerà, la coltre opalescente, per quel tempo che basta a ravvivare il ricordo di un amore, che continuerà oramai a viaggiare imperterrito nella testa. I ricordi, come le relazioni, hanno sempre tante facce, ma solo una è quella che nel momento in cui sfrecciano combacia con noi. E come le relazioni, anche i ricordi una volta passati lasciano amarezza, e vanno rivissuti velocemente, senza dargli il tempo di aggrapparsi rovinandoci alla vita che viviamo.
Mettiamo una maschera, usciamo di casa e fingiamo di stare bene: per le occhiaie c'è la Nivea, ma per le ferite del cuore non c'è cosmetico che tenga. November 19 La felicità e l'eccezione.Perchè non siamo mai felici? Cosa ci porta ad aggiungere esperienze, avventure e casini sempre nuovi al nostro bagaglio esperienziale senza curarci minimamente se ciò che stiamo per vivere sia davvero ciò che desideriamo? Spesso e volentieri provochiamo molti più danni dei pochi che a stento eravamo riusciti a prevedere e ad arginare, ritrovandoci sommersi dal fiume in piena del rimorso, del senso di colpa, ed anche della frustrazione, effetto collaterale di una sciocca rivendicazione di autostima; tendiamo sempre ad uniformarci alla media, che sia essa di centimetri di carne o di incontri galanti. Ma se davvero l'eccezione è la regola non è spiegabile perchè essa non riesca a risollevarci dallo stato di apatia dei sensi ma al contrario ci inserisca in un circuito di dipendenza ora dalle forti emozioni, ora dalle basse frequenze, come in un'altalenante mosaico di turbe psicologiche dalle tinte forti. Forse è l'ignoto che spinge l'Uomo a sperimentare, o forse più semplicemente una sorta di horror vacui lo esorta a riempire le sue giornate di impegni, di contro svuotando le nottate di significato. Probabilmente entrambi se si attraversa una fase della vita durante la quale non si voglia lasciare nulla di inesplorato o di vuoto: responsabilità è la parola d'ordine ma, come al solito, è più facile a dirsi che a farsi. November 06 L'inconsapevole anticonformismoIl tempo scorre: è un dato di fatto. Purtroppo non sempre è lineare il collegamento tra lo scorrere del tempo e la percezione che noi abbiamo di esso. Perchè il tempo è un concetto bastardo, non è certo uguale per tutti, anzi è proprio un pò come la legge: abbiamo tutti gli strumenti per misurarla, ma alla fine ognuno la interpreta come meglio può. E come meglio possiamo noi gestiamo il nostro tempo, finchè non ci accorgiamo -tòh, che strano!- che ciò a cui stavamo pensando come passato prossimo non è poi così prossimo quanto credevamo, e che quella che credevamo una conseguenza a breve scadenza delle nostre (e/o altrui) azioni è ormai diventata una condanna a lungo termine. Il mondo intorno cambia in fretta, ma per questo particolarissimo aspetto della nostra percezione è come se non riuscissimo mai a cogliere il momento x, l'attimo in cui la metro con direzione presente standard sfreccia davanti ai nostri inebetiti ed impotenti sguardi, rendendoci di conseguenza attoniti spettatori esterni di un cliché di vita dal quale siamo stati pur senza desiderarlo esclusi. Ci han detto cos'è bene e ci han spiegato il male, ma pur volendo mettere il tutto in pratica siamo rimasti fuori dallo stereotipo cui tutti sembra si siano segretamente accordati di appartenere. Probabilmente uno stereotipo è tale proprio in funzione di un elemento (superiore agli altri) che ne sconfigga la ripetitività, ma queste sono solo belle parole prive di pragmatismo, consolazione apparente per coloro i quali aspettano una metro che, passando una volta, ha già completato la sua corsa.
Noi invece restiamo consapevoli con in testa un pò di sole ed in bocca una melodia lieve, consapevoli di aver perso qualcosa di importante della vita, ma condannati a non sapere mai se ciò sia stato un bene o un male. October 21 Ode alla domanda retoricaDunque...qualcosa qui non quadra. Ultimamente mi sono posto alcune domande, che probabilmente non meritano risposta, e che mi piace adesso scrivere tanto per far dispetto a tutti coloro i quali non sopportano i poveri comuni mortali che imbottiscono i loro prodotti di alta informazione telematica (ovvero i loro totalmente irrilevanti blog) di domande retoriche, quegli adorabili e se? perchè? dov'è? che fanno molto adolescenza interrotta e che cascano a pennello quando vuoi affermare un concetto "politically uncorrect" senza paura di essere pubblicamente linciato. Detto questo non mi resta altro che scegliere da quale "domanda" iniziare...
Ecco, l'ho fatto. Ricordiamo alla gentile clientela che ogni riferimento a fatti o persone realmente esistiti è puramente casuale, e che se vi siete rivisti in uno o più punti sopra elencati sono soltanto ed unicamente cazzi vostri. Grazie e arrivederci. September 25 No! o forse si?Spesso basta poco perchè quello che fino a poco tempo prima reputavamo di scarsa importanza adesso ci appaia di una difficoltà incolmabile, qualcosa che preferiremmo non affrontare piuttosto che cozzarci violentemente contro, accorgendoci troppo tardi di aver lasciato correre troppo a lungo.
Per questo succede: succede che diciamo no.
C'è chi dice no alla solitudine, illudendosi di riuscirci; c'è che dice no ad una relazione, stancamente trascinata per mesi; c'è che dice no al piacere, distogliendo la mano galeotta ed il reo pensiero; c'è che dice no al proprio cuore, accordando la precedenza alla ragione. E poi c'è Caterina, che ha detto no al colesterolo, purtuttavia ingozzandosi di gelati wafer biscotti cioccolato e quant'altro valsoia.
Ma cos'hanno in comune tutte queste persone? Una semplice parola di un paio di lettere che in dipendenza al momento in cui è detta può cambiare la loro vita in meglio oppure in peggio.
Ma siamo sicuri che dire di no ad una relazione, al piacere, al proprio cuore, (al colesterolo) sia poi così giusto? E allora perchè ogni tanto non scegliere di dire sì a qualcosa, perchè non avere il coraggio di mettere in gioco corpo anima e cervello, decidendo momento per momento cosa vogliamo dalla gente, dal nostro futuro e persino dal nostro cuore piuttosto che domandarci in eterno e senza risposta cosa gli altri si aspettino da noi? E' davvero questo il prezzo che questo tempo impone a noi, di vivere senza certezza alcuna? Allora io dico di sì alla mia vita, dico di sì al mio diritto di essere come mi pare, dico di sì al cibarmi di schifezze una volta tanto e se a qualcuno non sta bene, che orbiti pure fuori dal mio campo gravitazionale.
Semplice, no? August 29 Zsa zsa zsu.Capita a tutti, prima o poi, di incontrare una persona più o meno speciale nella vita, una persona che ci faccia sentire più iportanti, ci faccia sentire utili, e che si senta a sua volta importante, utile e, perchè no, protetta vicino a noi. Forse è proprio questo che scatta dentro di noi, quella sensazione come di farfalle nello stomaco che ci fa provare una specie di zsa zsa zsu, come lo definirebbe Carrie. Ci sentiamo parte di qualcosa di più grande, un sentimento che non mi sento di banalizzare come amore. Forse è soltanto qualcosa che non possiamo vedere nè descrivere, qualcosa di indipendente dalle nostre per quanto resistenti volontà, poichè la musica suona sempre, quella musica speciale, colonna sonora soffusa nel rumore delle nostre esistenze. E' così che per alcuni si identifica in un pianoforte, in una voce calda, o magari in un violoncello. Una musica che tutti prima o poi sperimentano, note percepibili anche a chi non conosce il pentagramma, un canto possibile anche a chi non sa cantare. E' forse questo lo zsa zsa zsu che accompagna un bacio particolare, una più morbida carezza, o persino uno sguardo di colore ed intensità diversi, capaci di cambiare la nostra musica, riproducendone una sempre nuova e più sensuale. E allora non ci rimane che abbandonarci alle farfalle, lasciare che esse ci pervadano senza paura di volare anche noi di riflesso, volare più in alto, come camminare poggiandoci su delle soffici mezze lune rosate.
E non importa come arrivi, non importa quanto duri, importa solo la musica, che ci culla in quel fantastico volo sulle variopinte ali dello zsa zsa zsu. August 20 Dementi e contentiQualcuno ha mai riflettuto su quanto si presenti obsoleto il mondo in cui conduciamo le nostre veloci esistenze? Si è mai soffermato cogitabondo sui mali che lo affliggono e non gli/ci danno tregua? No, gentili lettori, non sto parlando di disordine mondiale, di improbabili avitaminosi collettive, nè tantomeno del progressivo dissolvimento delle calotte polari, ma di un piccolo, microscopico ed insopportabile dettaglio: l'ignoranza.
Ma ancora una volta devo contraddire prevenendolo ciò che state immaginando: non è dell'ignoranza comunemente intesa che tanto ciarlo svenandomi, poichè nuoce ben poco all'umanità intera lo sconoscere da parte del singolo della capitale di un remoto staterello asiatico o dello scrittore di un trattatello geoetnografico dell'antichità classica.
I latini dividevano meglio di noi i significati di questo vocabolo della nostra lingua, intendendo quanto ho appena detto con la propriamente detta ignorantia; ma è con il termine imperitia che indicavano quella generale inesperienza di vita, quel non sapersi rapportare alle situazioni correnti che tanto affligge una sostanziosa fetta di beatamente ignari fallocefali ciondolanti imperterriti per le strade delle nostre città.
Il problema è quando noi, che ci reputiamo di buon diritto esseri più che pensanti ed oserei dire capaci di formulare un'intera argomentazione, ci imbattiamo in modalità totalmente random in uno (nessuno se sei fortunato, centomila se qualcuno lassù ti odia) di cotali induvidui, evidentemente non pensanti ed oserei dire incapaci di formulare persino le più elementari deduzioni.
Un certo Dante placidamente ammoniva alla filosofia del "guarda e passa", ma evidentemente trattare con i dannati del suo fleshiatissimo inferno non era neanche paragonabile alla nostra situazione. Provatele pure tutte, dai mantra indiani alla stabilizzazione dei chakra, persino le tecniche di meditazione più fashion dell'anno non vi eviteranno di andare in bestia riducendo conseguentemente a brandelli l'incolpevole idiota.
Forse l'unica soluzione è il solito sdoppiamento, che ci permetta nuovamente di cambiare punto di vista, accorgendoci di quanti problemi in meno ci faremmo se solo non pensassimo così tanto. Peccato che in quel momento cominceremmo anche noi a far parte della già nutrita schiera di ciondolanti fallocefali (questa volta consapevoli) che beatamente mangiano, trombano e si divertono. Ma a quale prezzo?? August 09 Passato presente o presente passato?Se voltassimo per un attimo le spalle al nostro presente e provassimo per quel poco che basta a scrutare in lontananza tra i garbugli del nostro passato probabilmente noteremmo un mondo nuovo che, strano ma vero, per le correnti leggi temporali della fisica altro non è che un grandissimo groviglio di antichità della nostra vita. Voci notizie nozioni volti che per qualche motivo sono passati inosservati mentre noi, troppo occupati con il resto delle nostre affaccendate esistenze, lasciavamo sfuggire inconsapevoli del loro peso.
O forse no? Forse tutto quel groviglio è soltanto una sintesi delle nostre esperienze negative, che tanto volontariamente quanto voluttuosamente ci siamo ripromessi di lasciare in quel dimenticatoio tuttavia così vicino ed accessibile. Probabilmente viviamo nella (erronea?) convinzione che il tempo sani tutto e che noi stessi, con il suo aiuto, in un futuro più o meno prossimo capiremo e supereremo. Ma siamo davvero sicuri di questo? Crescendo diventiamo più saggi o semplicemente più vecchi?
Forse è ora che noi diamo una spolverata a quegli scatoloni di ricordi d'antiquariato, per decidere una volta per tutte cosa conservare e cosa concellare dal nostro presente per l'eternità, o almeno fin quando il presente non sarà di nuovo passato e noi, ancora una volta, torneremo a frugare tra i vecchi cimeli dimenticati. July 29 The way I lost youThe way I lost you was like a bird flyin' in the sky,
away, until it reaches its calm in the flow of a sigh:
unconscious and misunderstanding,
confused and unhappy.
The way I lost you was like the silent noise of the wind,
the same your hair used to smell like in its soft
impalpable strenght which tied me up close to you,
and I could die in it within your breath.
The way you killed me was like the lion treats its prey,
but who's the predator and who's fairy prey?
The way now I die will torment you in time:
not here anymore, in your hearth 'til your death. July 12 Ex-asperation!Quanto tempo siamo capaci di far passare prima di ricadere in un ex? O meglio: quanto tempo dovrà passare prima che noi acquistiamo la capacità di non ricadere in un ex? Perché l’ex, per definizione, è sì qualcosa di passato, chiuso, terminato…ma purtroppo senza che noi ce lo aspettiamo né tantomeno lo vogliamo torna sempre, come tutte le cose che, controvoglia, cerchiamo di nascondere inutilmente nella più remota circonvoluzione del nostro cervello. Ed è così che passiamo ore intere a torturarci di inutili seghe mentali, atte ad autoconvincerci di quanto sbagliata sia stata la decisione presa in passato, e che è davvero inconcepibile l’essere ancora soli in preda a questi pensieri mentre lui/lei ha già intrapreso una nuova relazione, come se esistesse un tempo limite entro il quale continuare a struggersi di pene d’amor perduto e la nostra controparte (ex-controparte) non l’avesse ossequiosamente rispettato. Questo nella migliore ipotesi. Nella peggiore siamo invece così idioti da ritrovarci ad intrattenerci in una amabile quanto ridicola conversazione con la sua segreteria telefonica, mentre lei/lui (che in realtà filtra le chiamate) ci spia dall’altro capo del telefono, preferibilmente con un drink in mano, il più delle volte noncurante dei nostri intimi patemi; scatta quindi l’irreversibile fase del “vogliamo essere solo amici?”. Ma a questo punto l’unica cosa da fare sarà sfoderare un radioso sorriso mentendo: “La tua ragazza è adorabile, Abol”. E fuggire via per sempre, nascondendo quella lacrima amara che, scivolando ineluttabilmente sul nostro volto, decreterà la fine di tutto. June 30 Past, Present and FutureVi siete mai chiesti cosa succeda nel preciso istante in cui qualcosa finisce? Oramai una serie di circostanze più o meno sfavorevoli mi ha portato a sottointendere che tutto abbia una fine: panta rei, ergo carpe diem. Ma quanto il carpere diem (o dies, dipende dalla nostra perseveranza nel vivere una determinata situazione) riesce ad alleviare la tediosità dei nostri giorni? E quanto alla fine di tutto noi ci sentiamo realmente appagati?
La fine di qualcosa è pur sempre un trauma. Capita a tutti di svegliarsi nel pieno della notte con un certo langurino (che sia di provolone piccante, torta sette veli o, nei casi peggiori, cointreau...) e di aprire la dispensa scoprendo che la fonte dei nostri desideri notturni è immancabilmente terminata. E lì si addenta la prima cosa che venga a tiro...Ma se succedesse lo stesso con le relazioni? Se arrivati ad un certo punto ci accorgessimo che la fonte di tutte le nostre attenzioni sentimentali è ormai esaurita come ci comporteremmo? Coglieremmo allo stesso modo la prima oppurtunità che ci venisse a tiro o saremmo capaci di attendere qualcosa che forse non tornerebbe mai più? La risposta non esiste ma, come al solito, la troveremo solo dentro di noi...
Dedicato a tutti quelli che, come me, spesso combattono ed hanno combattuto contro i fantasmi del passato, presente e futuro. June 29 Sesso&Sentimento"E' nei momenti in cui ti senti sentimentalmente meno disponibile che aumenta il desiderio fisico"
Quanti di voi leggendo questa frase si sono sentiti vivamente colti nel segno? Quanti di voi non hanno mai sperimentato questo stato confusionale dell'indisponibilità sentimentale? E' strano come spesso ciò che tradizionalmente si reputa unito da un inscindibile connubuio pensandoci bene si ripresenti decisamente scisso in due elementi quasi incompatibili: desiderio fisico e sentimento, ovvero niente di più e niente di meno che sesso e amore.
Sarà che per anni ci hanno imbottiti di sciocchezze che irrimediabilmente dimostravano la stretta dipendenza e consequenzialità del secondo rispetto al primo, perchè ovviamente non c'è sesso senza amore, ma l'amore...bè quello può anche fare a meno del sesso. Ma se ci pensiamo bene, se ci riflettiamo davvero su, e non soltanto elucubrando ma dandoci un pò da fare con il nostro "prossimo", scopriremo che il sesso, in tutti i suoi colori e le sue sfaccettature, è un semplice quanto elementare bisogno fisiologico; è vero anche che esso (il sesso) può anche assumere aspetti diversi, elevarsi a qualcosa di meno carnale (non per questo squallido) per mezzo del sentimento, ma il sentimento da solo...non ci serve proprio a nulla!
Ecco rovesciato l'assioma: non c'è sentimento senza sesso, ma c'è sesso (ed anche grandioso!) senza sentimento. Punto.
Non per questo suggerisco di smettere di perseverare nella continua (vana?) ricerca del sentimento, solo chiarite bene a voi stessi se la persona che state rincorrendo rappresenti per voi questo o semplicemente desiderio fisico: aiuta.
Ps per la cronaca...la citazione iniziale non è stata profferita da nessun filosofo orientale nè tantomeno occidentale, bensì da Marissa, proprio lei...quella di OC! June 24 Are we sluts?Meteo settimanale: previste intense ed improvvise precipitazioni di rendez-vous, munirsi di burro cacao.
Ecco. Perchè non si viene mai avvisati di qualcosa prima che esso succeda, magari come accade nel meteo che, ancora assonnati, tra un sorso e l'altro di caffè guardiamo la mattina appena svegliati? Certo non si può negare che non sempre essi abbiano ragione, magari spesso usciamo indossando i nostri sgargianti e costosi costumi firmati per poi doverli nascondere sotto i jeans, colpevole un imprevisto (anche dal meteo) acquazzone estivo...
Ma perchè la vita reale non metereologica ci deve sempre preparare i colpi di scena? Noi siamo lì, facciamo altro, magari leggiamo un buon libro quando arriva una telefonata, uno squillo, un messaggio o un'email. Del tutto NON aspettate. Inizialmente ci lasciamo prendere dal panico:"Perchè mai avrebbe dovuto farsi sentire ora? Proprio ora dopo più di un mese di silenzio assoluto!" Iniziamo subito a fornirci ipotesi, alcune delle quali al confine tra realtà e fantascienza:"Si sarà sicuramente accorto/a di aver commesso un errore irreparabile, che la sua vita non ha senso dopo quella volta", no troppo egocentrico..."Forse ha semplicemente sentito la mia mancanza, vuole vedermi, vorrà solo parlare??". Tombola! Si arriva in fretta alla terza fase, quella paranoico-ossessiva dove anche un ciao assume significati nascosti e subliminali, figuriamoci un intero sms, magari anche ambiguo di per sè stesso...Ed è così che l'ambiguità (reciproca) ci spinge a fissare il fatidico appuntamento; tempo intercorso tra il primo squillo e l'appuntamento: 20 ore scarse.
Poi il resto non lo racconto di certo a voi... June 18 RelazioniImmersi nella frenesia della vita cittadina, solo talvolta ci accorgiamo di quanto diversa sia ogni storia da un'altra, tutte parimenti complesse ed intricate, ma tutte allo stesso modo stranamente particolari, divergenti o addirittura opposte. E' così che girandoci intorno osserviamo il nascere di infinite relazioni, che stupendoci giorno per giorno ci insegnano che nulla è inaspettato, e che non si finisce mai di sciacquare...c'è la storia nata per caso da una telefonata, che tutti si aspettavano ma di cui nessuno parlava; c'è la storia durata 8 mesi e mai dimenticata; così come la storia che dura da più di un anno, cui ormai nessuno fa più caso; c'è la storia nata in chat, fatta di si, no e forse; c'è la storia vissuta lontano, e lì rimasta in un'ora di baci; ci sono le storie che non sono storie, ma solo braccetti, carezze e nient'altro; ci sono le storie che nascono e muoiono, fatte di facce, neanche di nomi; ci sono le storie interrotte e riprese, che poi finiscono senza per forza soffrire; c'è una storia, c'è l'ultima storia, che ancora non sai come andrà a finire. E poi ci sono le storie che non hai mai vissuto, ci sono i ricordi,e ci sono i tormenti. C'è un tempo in cui ti fermi ad ascoltare una canzone, e ti sembra che il mondo si stia allontanando, la vita ti sfugge, dimentichi il sonno. Ti giri e rigiri, nel letto più scomodo, e pensi. Pensi. A ciò che hai sperato, e neanche era per te! A ciò che hai comprato, e neanche era per te! A ciò che hai costruito, e neanche era per te! A ciò che hai suggerito, e ancora una volta neanche era per te...E alle storie che hai raccontato, e neanche erano le tue. June 10 Take your space and make a change, will you feel better?E’ quantomeno inquietante come spesso, nottetempo, ci ritroviamo a pensare a fatti, storie, situazioni che da tempo consideravamo archiviate nei meandri del nostro subconscio, nel più remoto angolo della nostra memoria già sufficientemente impegnata dalla frenesia del vivere quotidiano; accade così che una parola, o un’azione o quant’altro si ingigantiscano, assumano connotati diversi da quelli di partenza, unendosi in un complicato balletto di rimorsi e di rancori, e il pensiero danza, seguito dal sentimento, sulle note di una canzone melanconica o, nei casi meno fortunati, di numerose canzoni melanconiche… La vita cambia prospettiva, ma spesso il nuovo punto di vista non è di molto migliore del precedente, e cominciamo a chiederci il perché di certe scelte, di certe decisioni affrettate o mai prese, ma soprattutto iniziamo a languire in quelle frequenze basse che ufficialmente rifuggiamo, ma che in realtà ricerchiamo come un dolce miele, prezioso strumento di autocommiserazione ma non di pentimento. I pensieri si affollano dimenandosi nella notte come anime inquiete in un limbo di incertezze, mentre l’alba di un nuovo giorno invece di dare speranza minuto dopo minuto terrorizza sempre più; unica via di fuga: la parola, improvvisato ma efficace strumento catartico. Essa può essere affidata ad un amico, al proprio compagno o se, come me, proprio non si può aspettare, persino alla tastiera di un computer; l’importante è buttar sempre fuori ciò che si ha dentro, senza aspettare che qualcuno ci chieda di farlo, poiché si potrebbe non essere così fortunati da trovare qualcuno a cui interessi. Prendiamoci i nostri spazi, marchiamo un territorio, lasciamo che i pensieri a lungo costretti nella nostra mente prendano forma diventando parola, e di colpo tutto sembrerà diverso, non dico migliore ma semplicemente diverso. Avremo nuovamente cambiato prospettiva, e chissà se questa volta non sia quella buona. June 05 Quanto siamo disposti ad aspettare?Gli anni passano inesorabilmente un po’ per tutti, certo per chi più per chi meno…ma tutti prima o poi ci troviamo di fronte a certe domande e, se tutto va bene, tendiamo a darci delle nostre personali risposte. Ebbene quanto in realtà conta l’età per un individuo in cerca di una relazione stabile, quanto conta per poter vivere (o almeno credere di farlo) una storia vera, qualcosa che vada oltre un appuntamento e via o, peggio, qualche ora di pura sessualità? Per esperienza personale posso dire che conta, eccome se conta! Donne apparentemente mature ma in realtà più fragili di una scheggia di cristallo perennemente in cerca di protezione assillano l’universo maschile con infinite pretese, come se noi fossimo la risposta a tutte le loro sventure, la loro ancora di salvezza. Ma quanto noi uomini (perché pur sempre di uomini si parla) siamo disposti a mettere in gioco per regalare questa sensazione alla nostra donzella implorante protezione? Ma soprattutto, come l’avere una certa età influisce su questo? La verità probabilmente è che nella vita si chiede sempre un po’ troppo, spesso noncuranti dei patemi e dei piccoli drammi quotidiani del nostro prossimo: ed ecco che un timido bisogno di sicurezza può trasformarsi nella più grande insicurezza possa colpire “Il Maschio”, lui, altero nei suoi atteggiamenti ma, ahimè, fragile quanto o più dell’implorante cliché della donzella in pericolo. Perché in realtà non è un’età a dare quell’appagamento così tanto cercato dalle donne, quanto uno status agendi, un modo di fare caratteristico del cavaliere, quel cavaliere al trotto che numerose Raperonzolo identificano con il Principe Azzurro alto, palestrato, e soprattutto venticinquenne, ma che più spesso di quanto possano credere si trova in un coetaneo, magari anche mingherlino e un po’ sbadato, ma che all’occorrenza sa sempre cosa fare. Ecco risolto il dilemma.
E adesso chi glielo dice a tutte quelle Raperonzolo?? | |||||||||||||||||||||||||||||||||||